“Noi non vogliamo semplicemente descrivere e classificare i fenomeni,
ma concepirli come indizi di un gioco di forze che si svolge nella psiche,
come l’espressione di tendenze orientate verso un fine,
che operano insieme o l’una contro l’altra.
Ciò che ci sforziamo di raggiungere è una concezione dinamica dei fenomeni psichici”.
Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi, 1915-1917

 

Il primo incontro con i bambini nella stanza di terapia è un incontro molto prezioso, imprevedibile e caratterizzato da temi reali e surreali, da fantasie e immaginazioni di infiniti mondi possibili. 

Come ha scritto Dolores Munari Poda (terapeuta infantile, premio Berne 2009) “L’Analisi Transazionale infantile è arte sottile. Essa implica e prevede raffinatezza, ricchezza intuitiva e acuta comprensione dell’aspetto relazionale rispetto al bambino, alla famiglia e all’ambiente. Sulle delicate spalle di ogni cucciolo è appollaiato tutto intero il suo albero genealogico”.

Il bambino, quindi, non porta solo sé stesso, ma anche i messaggi di quelle figure significative, della sua cultura di appartenenza, che si fanno storia da un livello transpersonale a un livello individuale. Le fonti di informazioni sul funzionamento mentale del bambino sono tante: i genitori, i nonni, il pediatra, gli insegnanti, adulti di riferimento e così via.  Ad arricchire il quadro di conoscenza del piccolo paziente possono essere molto utili le scale di valutazione e le osservazioni in classe. Tutto ciò insomma che serve a mettere insieme i pezzi del quadro e trovare una cornice che possa delimitare e risaltare gli aspetti peculiari di quella piccola-immensa creatura. Il bambino poi, per sua natura, è in continuo cambiamento e bisogna stare ai piedi di questa crescita in modo dinamico. 

Ogni diagnosi, dunque, è molto complessa e ridurla a una mera etichetta sarebbe quasi un “delitto” delle aree funzionali del bambino e del suo potenziale di crescita e miglioramento. 

“La dimensione sintomatica può essere compresa solo nel contesto più ampio del funzionamento mentale e dello sviluppo e come espressione del modo in cui il bambino e l’adolescente affrontano il mondo”. (A. M. Speranza, 2022).

Il clinico deve porre un’attenzione specifica soprattutto al gioco come contesto elettivo di valutazione di molti aspetti del bambino. Nel setting, il gioco per i piccoli è come il linguaggio per gli adulti: può essere interpretato in maniera differente a seconda dei modelli teorici, ma resta centrale nel lavoro clinico. Le modalità ludiche possono essere tra le più svariate e infinite, arricchite dall’uso di materiali strutturati o creati ad hoc dal bambino; ciò che resta centrale a livello di anamnesi è la sua possibilità di elaborazione tramite il gioco.

Il peso di alcuni loro dolori e preoccupazioni è spesso silenziosamente indicibile. E dal loro mondo, popolato di elementi fantastici, precipitano poi nella dura realtà. Dentro la stanza di terapia, però, imparano che possono lasciare traccia di ciò che li agita, di ciò che sognano, di ciò che non comprendono.  A volte emettono sorde grida di aiuto perché i loro genitori si sono smarriti. A volte si sentono smarriti loro stessi e cercano “briciole di pane” e di senso, per il ritrovo degli affetti perduti. A volte hanno bisogno di limiti e confini chiari e strutturanti, altre volte di destrutturarsi e uscire da quel bozzolo in cui si sono rinchiusi o sono rimasti isolati. 

Improvvisamente, accade ogni tanto di vederli crescere, in un istante, in un batter di ciglia, a proferire parole piene di saggezza e responsabilità. Pronti a riprendersi il loro mondo e a reinserirsi tra i loro compagni di strada.  E quando vanno via si portano dietro, e addosso, la leggerezza dei loro anni, l’odore dolce delle caramelle, il sorriso della vita.

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